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“Usciàmoli” dal Comune!

2 Febbraio 2011

Nelle primarie che hanno portato Massimo Zedda alla vittoria, niente che non fosse già successo per le provinciali del 2010 si è verificato. La stoltezza castosaura, logo_santefisio un politico puro in grado di volgere a suo vantaggio la povertà politica del suo contesto, la sordina a Soru, lo sfascio della destra. Infatti, penso che siano validi i commenti fatti quasi un anno fa in relazione alla riconferma strupiada dell’assente Milia. Non c’è molto da aggiungere se non che Zedda non è Milia e lui è il nostro candidato, quello che chiunque abbia a cuore la sorte di Cagliari e della Sardegna deve sostenere senza tentennamenti e con coraggio, per queste ragioni:
1. Cagliari è in mano da tanto tempo a un sistema di potere che non bada troppo al confine fra destra e sinistra. E’ il potere delle Adelai, degli Emilifloris, di tanti anonimi dirigenti, provinciali, di minimo respiro intellettuale e di nessuna visione politica. Incompetenti, impresentabili, inefficienti, inefficaci. Soprattutto, è la gabbia che fa sì che una città bella e vivace sia rinchiusa in un presente di mediocrità dal quale potrebbe sfuggire per far emergere i propri talenti.
2. Il SPC (Sistema di Potere Cagliaritano) ha costituito una delle maggiori concentrazioni di resistenza al tentativo riformista di Soru, e di esso è parte da sempre anche Massimo Fantola, con annessi e connessi fin dentro il centrosinistra. Per questa ragione, tentare di  “uscirlo” dal Comune riveste una funzione immediatamente politica per tutta la Sardegna. Della sua miopia, del disinteresse per gli investimenti che avrebbero cambiato la città, dei danni ambientali e al patrimonio culturale, per la prima volta, gliene potremo chiedere conto senza scontar loro nulla.
3. La vittoria di Zedda consente di indebolire quell’area che, nel csx, è maggiormente imbrigliata con il sistema di potere cagliaritano (SPC).
4. Cagliari non può continuare a opporsi al resto della Sardegna come se fosse una città regia che si oppone al contado (significativa a questo proposito la Mostra tarocca sulle città Regie). Cagliari è città moderna, “in fusione”, di inurbati e in essa ci sono tante biddas che si sono mescolate agli eredi dei quartieri storici. Non altrettanto è accaduto a chi la dirige, che invece rappresenta al meglio lo spirito codino, reazionario, classista e razzista-antisardo e anti-migranti perché conformista e intriso di piccolezze, lo spirito podatario che non vuole l’apertura sociale e l’inclusione. Cagliari è forte in una Sardegna forte, e, soprattutto, Cagliari è Sardegna molto più di Orgosolo. Politicamente, almeno. Uno dei fili dell’ordito che Zedda è chiamato a tessere, è rappresentato dalla liberazione da questo spirito provinciale da piccola città chiusa verso il suo contado. Cagliari, nel suo spirito nuovo che vediamo nascere in questi anni, è una capitale, è una città aperta. E’ una città che cambia e che solo per stanchezza e pavidità viene interpretata come sempre uguale a quella che era, da gente che è sempre simile a se stessa.
5. Cagliari è città in cui stili di vita innovativi convivono con conformismi d’altri tempi. E’ città che pratica di nascosto, in cui le massonerie e i giri chiusi hanno, come è noto, la loro popolarità. E’ la città che ha espresso ben due delle 24 prostitute di Arcore, proiezione improvvisamente visibile dello spirito occultamente bagasso delle sue classi dirigenti. E’ una città in cui la politica non ha mai speso una parola sui diritti delle coppie di fatto, delle donne, dei gay, delle comunità migranti, delle donne e degli uomini soli. Se non il candidato espresso da SeL chi, in questa fase, può rovistare nell’agenda polverosa della solita politica (per chi voglia, consiglio la lettura del naftalinato testo cabrasiano http://vitobiolchini.wordpress.com/2011/01/24/primarie-del-centrosinistra-ecco-le-risposte-di-antonello-cabras-del-pd-alle-tredici-domande-su-cagliari/) e porre il problema dei diritti civili e dell’uguaglianza i diritti fra persone di condizione sociale eterogenea?

6. Cagliari è la sua area urbana, non può essere racchiusa in improbabili confini amministrativi che tutti attraversiamo quasi ogni giorno per andare al cinema, per farci una nuotata, per andare a lavorare o per farci analisi, senza badar loro. Il Sindaco di Cagliari deve pensarsi come il leader di questa conurbazione e soprattutto della sua sempre maggiore integrazione e vivibilità. La sua autorità travalica i confini amministrativi e, facendosi politica, riesce a rafforzare la sua città includendone l’hinterland, che ormai contiene un numero di abitanti più elevato dello stesso nostro Comune. Solo la sinistra è capace in queste condizioni di portare avanti una politica simile, in cui l’inclusione accompagni l’integrazione territoriale attraverso nuove politiche di mobilità (già prefigurate da Soru) ma anche mettendo in crisi quella sorta di specializzazione classista dei quartieri che la destra persegue favorendo la speculazione edilizia, con conseguente espulsione dal Comune dei giovani e dei lavoratori. Quindi, social housing e fine della gestione borbonica dell’assessorato comunale all’urbanistica che è il vero tappo di ogni tentativo di riuso e di recupero del patrimonio già edificato, soprattutto nel Centro storico, con la sua lentezza e con le sue resistenze.

7. Cagliari è insieme un patrimonio urbanistico, archeologico e culturale unico, ma è anche un luogo che contiene ricchezze naturali enormi. (a) chi può garantire se non Zedda di combattere l’arroganza degli speculatori e di difendere gioielli come Tuvixeddu, l’Anfiteatro Romano, ma anche il Centro storico degradato e spopolato, di lavorare sulle periferie e su Sant’Elia? Non certo Fantola e le sue già evidenti ambiguità con gli speculatori che non esitano a edificare su Tuvixeddu e su Santa Gilla, cioè su quello che ci resta della città fenicia e di quella giudicale, due unicità storiche che nessuna altra città può vantare. (b) quale altro candidato può essere il nostro, quando si pensa al Poetto, al compendio Molentàrgius-Saline, alla sorte che aspetta la Sella del Diavolo, Santa Gilla, il sistema dei Colli? Io spero però che Zedda superi l’ansia fighetta di tutelare e museificare e ragioni anche sulla protezione e, vorrei dire, l’esaltazione della cultura del popolo cagliaritano. Dei suoi mercati magnifici ma racchiusi in edifici a dir poco mediocri, del suo dialetto che si sta estinguendo, così ricco, così pungente, così denso di lasciti di una storia complessa e fortunatamente ibrida.

8. Sul piano economico, Cagliari è una città non solo commerciale, ma che ha espresso una cultura imprenditoriale vivace e per molti versi innovativa. L’informatica e internet, chiaramente, in una città dove è stata spedita una delle prime email in Europa ed è sede non solo di Tiscali ma anche di altre imprese del settore. L’incredibile fiorire dei b&b e di piccole imprese legate al crescente flusso turistico. Un polo fieristico allo sbando. In breve, tutte le attività produttive aspettano semplicemente una politica per la produttività e quindi per il lavoro produttivo, che privilegi questo aspetto rispetto all’assistenza e al terziario arretrato, a loro volta vero bartzolu del SPC. Non vale la pena seguirlo sul suo terreno, che è quello della garanzia della rendita, della speculazione, delle occupazioni improduttive, dell’assistenzialismo che spesso sconfina nell’elemosina. Questo non significa che un Sindaco non debba proteggere l’intero tessuto occupativo e produttivo presente. Tuttavia, da un candidato non implicato con il SPC ci aspettiamo una scelta per l’innovazione, una politica per la produttività, che potrebbe anche aiutarlo a rompere le barriere ideologiche e politiche: allargare il suo consenso.

Per questo, essenzialmente, dobbiamo prepararci a sostenere Massimo Zedda alle elezioni per il Comune di Cagliari. La battaglia sarà complicata e difficile, ma dobbiamo compierla tutti quanti. Da essa, comunque vada, il centrosinistra uscirà migliorato.

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  1. antonio
    3 Febbraio 2011 a 8:46 | #1

    cose da fare, “spalmare” il campus universitario negli immobili abbandonati di Castello,Villanova e Marina………………gli studenti universitari sono una risorsa non un peso.

  2. 3 Febbraio 2011 a 8:53 | #2

    …….condividendo in pieno, la Tua analisi, aggiungo il totale disinteresse ,di Floris, riguardo all’ente lirico di cagliari, dimenticato, con i dipendenti, dal Coro all’orchestra alle Maestranze, che non vedono una lira da oltre due mesi ………

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