Archivio

Archivio Luglio 2011

Le radici di SEL non sono tutte sane

15 Luglio 2011 Commenti chiusi

Fa impressione il voto di SEL a favore delle norme clientelari e condonistiche del centro destra sui precari, dai chiari accenti demagogici. La posizione del PD è così riassunta dal capogruppo Mario Bruno su facebook: “Il Pd ha cercato attraverso un emendamento (condiviso da Idv e Pdci) di dire basta alla stabilizzazione dei precari ogni pochi mesi, mentre si prosegue ad assumere precari e personale da agenzie di lavoro interinale. Una spirale che non di interrompe mai. Basta essere amici di qualcuno…! Noi abbiamo ribadito nell’emendamento una regola per mettere fine. Stabilizzare chi rientra in quella regola e basta. Abbiamo voluto ribadire che nella pubblica amministrazione si entra per concorso. La maggioranza di destra e sel hanno invece presentato un emendamento congiunto…e in nome della salvaguardia dei posti di lavoro hanno fatto passare tutto e il contrario di tutto. Noi abbiamo detto di no, pur rendendoci conto che alcune situazioni hanno diritto alla stabilizzazione e le avremmo ricomprese nell’emendamento generale. Insomma, vogliamo affermare che e’ giusto vi siano parità di condizioni d’accesso per entrare nella pubblica amministrazione, evitando la logica delle raccomandazioni. Occorre volgere lo sguardo a tutti i cittadini, a tutti i disoccupati. Soprattutto, il rammarico e’ che su questi temi così delicati sel abbia votato con la destra. Naturalmente, cercheremo di chiarirci, anche se le posizioni di merito sul tema restano distanti.

Tutti noi abbiamo apprezzato Vendola, abbiamo votato Massimo Zedda. Personalmente, non amo troppo l’uso disinvolto che in SEL si fa di simboli, colori del passato e appartenenze esibite più che vissute, né amo troppo la chiara assenza nelle sue rappresentanze dei ceti produttivi e un certo fighettismo. Ma, in fondo, SEL condivide questa sorte con tutta la sinistra. Sono ormai partiti della classe media, caratterizzati tutti da ansia di distinzione sociale, da subalternità verso i valori borghesi, da un pedagogismo fuori luogo, da fighettismo da centro commerciale e dall’assenza delle classi popolari e produttive, che purtroppo votano a destra e che è più facile incontrare magari fra gli indipendentisti che nelle riunioni dei compagni e delle compagne, come cerimoniosamente e pomposamente di chiamano. Basta vedere le rappresentanze di SEL in Consiglio comunale e in Giunta, molto borghesi e comme il faut.

Massimo Zedda, in una clip in due parti tratta da un’intervista televisiva esprime la sua nostalgia per un partito in cui ci siano “migliaia di persone che discutono”. Posizione che condivido completamente, ma che in SEL non si realizza. In realtà così ridotte, alla fine i piccoli gruppi (che esistono anche nei grandi partiti ma sono di più ed è più facile aggirarli) riescono più agevolmente a prendere il controllo dei partiti. In SEL, esiste un piccolo gruppo molto potente, che a diverse riprese ha gestito l’Assessorato regionale al Lavoro senza produrre moltissimo, se non politiche fallimentari per il lavoro in Sardegna ma utilissime per rafforzare un gruppo di potere ugualmente distribuito fra Assessorato, Università e Enti vari. E’ un gruppo che non è SEL, ma che dentro SEL è potente e che è riuscito a tradursi anche in questa nuova fase politica.

Con i limiti che ha il PD, e che io non ho mai sottovalutato, e che considero gravi e per certi versi pericolosi, in questo momento appare ancora una volta come l’unico spazio possibile di vita democratica che abbiamo a disposizione, rispetto a queste sette politiche che, alla fin fine, sono solo mascherature di clientele più o meno progressiste, più o meno reazionarie, ma tutte fondate su alleanze di amighixeddus, rigorosamente macho.

Categorie:Argomenti vari Tag: