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Il fallimento dei partiti ingegnerizzati

9 Agosto 2010 Commenti chiusi

Originariamente pubblicato dopo le elezioni provinciali, mercoledì 16 giugno 2010, su http://alessandromongili.blogspot.com/2010/06/il-fallimento-dei-partiti.html

Il popolo sardo non ha più rappresentanza politica e le rappresentanze politiche, del popolo sardo, rappresentano ormai solo gli avanzi.
Colpisce, nelle ultime elezioni, l’astensionismo, ma anche il crollo dei voti del raggruppamento berlusconiano ingegnerizzato (il cosiddetto “popolo della libertà”). A Oristano, il che è tutto dire, pur mantenendo come coalizione lo stesso peso (solo 3.000 voti in meno rispetto alle scorse regionali), il Pollo berlusconiano passa, all’interno della coalizione, da 25.000 a 14.600 voti, perdendo quasi il 40%. E il dato è ancora più impressionante in province meno tradizionalmente reazionarie: a Cagliari passa da 93.000 delle regionali ai 38.000 di oggi (includendo una Lista Farris civetta), a Nuoro, da 19.600 voti delle regionali agli 8.800 di oggi, e addirittura, in Gallura, dai 26.450 ai 15.000. La coalizione di destra sembra in coma nel suo pilastro fondamentale, con uno spostamento di voti significativo verso il Psdaz. Il Podatario Cappellacci è ancora una volta solo il delegato in loco del Feudatario di Arcore e Signore di Sardegna e non riesce a mobilitare più il suo elettorato (come si era già visto alle europee del 2009). La cosa sarebbe molto positiva se ci fosse un progetto di governo comprensibile per gli elettori.
E’ stato detto, ed Efisio Arbau ha detto esplicitamente, che in queste elezioni sono nati due PD, che chiamerò il PD castosauro-oriented (PD-CO) ed il PD post-soriano (PD-PS). Vediamoli un po’ da vicino.
Silviolai sarà contento, lui che del PD castosauro-oriented e dei suoi Tavoli di Maggioranza è il colonnello portavoce. Nella sua ottica, infatti, la vittoria è stata imponente. Primo, finalmente hanno mandato a votare solo poca gente e controllabile, mostrando che allontanando gli elettori si può vincere comunque per cui chissenefrega. Secondo, hanno mantenuto intatta e vittoriosa in mezzo a marosi perigliosi la funzione del Partito a cui tengono maggiormente, cioè preservare e assicurare carriere alla castixedda e sistemare perfino le quote rosa di risulta (significativa anche se demenziale la dichiarazione dopo il primo turno di Valentina Fadda-Sanna, la presidente-in -quota). Terzo, si sono legittimati come leadership del PD e potranno, di fronte a ogni critica, far valere le loro buone, ancorché mediocri, ragioni.
Il processo politico che con Soru ha visto irrompere la politica democratica moderna in Sardegna, intesa come “mo’ ti scrivo un programma e (colpo di scena) una volta al governo te lo applico pure” sta vivendo un periodo di crescita ma soffre della trasformazione della sua leadership: il PD post-soriano non sta molto bene. A Nuoro (come anche a Porto Torres, al comune), la divisione fra PD-CO e PD-PS, che ha innervato tutta la preparazione delle elezioni, è esplosa con due candidature contrapposte, Arbau e Deriu. Per capire chi sia Deriu basta vedere la clip da lui pubblicata sul suo profilo facebook (http://www.facebook.com/video/video.php?v=1306884320334&ref=mf), in cui usa la sottile argomentazione di “cretini, imbecilli e ignoranti” rivolta ad Arbau e ai suoi seguaci. Pura spocchia castosaura che tutti conosciamo. Tutti sappiamo che, con violenza, ha fatto accusare Barracciu di essere paramafiosa e ha espulso Arbau e altri dirigenti del PD nuorese solo per avere richiesto le primarie e, dopo essersele viste negare, per aver cercato di offrire un nuovo sbocco nel sistema politico agli elettori candidandosi e raccogliendo 23.000 voti, quasi quanti erano stati i voti del PD alle regionali del 2009. Qui, dove gli elettori hanno avuto rappresentanza nel gioco elettorale, l’affluenza al voto si è abbassata pochissimo (dal 69 al 65% degli aventi diritto, al 1° turno), e solo il settarismo o la difficoltà a mediare hanno condotto al mancato accordo al 2° turno (dove la partecipazione è crollata al 41%). Altrove, il senso di responsabilità ha comunque condotto il voto strutturato post-soriano a salvare le amministrazioni non di destra dalla caduta nel verdinismo del Podatario Cappellacci. Ma ha fatto molte vittime.
A Cagliari, non si sa con quali voti sia stato rieletto presidente Graziano Milia. Di sicuro, da molti voti che al primo turno hanno votato Massidda, e dal voto strutturato del PD, probabilmente sia -CO (castosauro-oriented) che -PS (post-soriano). Un astensionismo lacerante e drammatico, in cui già al 1° turno si registrava un 20% in meno di votanti rispetto alle regionali del 2009, e -43% al 2° turno, e che faceva perdere a Milia 60.000 voti veri al 1° (rispetto a quelli presi da Renato Soru come candidato presidente a Cagliari un anno fa) e 70.000 al 2° turno, ne fa un presidente per caso o per arrangement.
Renato Soru è stato spiazzante e, come al solito, intelligente. Infatti non ha sostenuto a spada tratta la formalizzazione della spaccatura e ha fatto il contrario di quello che lo stesso Milia, assieme a Fadda e a Silviolai, hanno sicuramente fatto alle regionali del 2009, cioè votare Cappellacci. Soru li ha votati e li ha apertamente sostenuti. In questo però ha creato una crepa nel suo elettorato di riferimento che invece si è astenuto in misura molto ampia e ha dato l’idea di volersi muovere in solitario, e in libertà rispetto alle aspettative di coloro che fanno riferimento a lui. Infatti, in molti non credono più nell’operazione di fredda ingegneria politica rappresentata dal PD e spingono (come ben si è visto a Nuoro) per tradurre in diverse rappresentanze diversi tipi di elettorato. Soru, fra i vari tipi di capo carismatico conosciuti in letteratura, assomiglia al profeta, e sfugge ad ogni istituzionalizzazione, fermo sempre allo stadio del “è stato scritto, ma io vi dico”. Per questo è necessario che tale compito di strutturazione venga svolto direttamente dal movimento di cui è stato il catalizzatore.
Questa discrasia fra Soru e il suo elettorato ha infatti portato a una marginalità dei soriani e post-soriani nelle rappresentanze elette, e in un rilancio del coté ingegneristico del progetto PD che, però, ha pochissime basi nell’elettorato come l’astensionismo ha ampiamente mostrato ed è un progetto di puro casto-avventurismo.
Infine, c’è il dato dell’iRS. Esso è positivo ma politicamente irrilevante. La setta iRS avanza, si rafforza, ma è come se vivesse in un mondo separato rispetto all’agenda politica dei Sardi. Sembra quasi, ad ascoltarli, che la tzerachia berlusconiana della Sardegna sia un aspetto secondario rispetto ai loro 7% in piccole province.