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Cossiga, icona dello spirito podatario

20 Agosto 2010 Commenti chiusi

Del diluvio informativo successivo alla morte di Cossiga, mi rimangono in mente tre pezzi, quello di Guido Melis sulla Nuova (qui lo linko da facebook, però), in cui si descrive il suo nuovismo strumentale da “giovane turco” (e già in quella vicenda c’è già tutto il resto, mi sa), quello schematico ma essenziale di Deaglio sull’Unità di oggi (quasi un utile promemoria del perché NON mi piace Cossiga), e infine la lettura necessaria e aspra di quello che scrive Massimo Fini sul Fatto (con la storia poco ripresa della cattedra tarocca all’Università).

Però, non essendo uno storico, sono rimasto molto colpito da altre cose, successe proprio in questi giorni. La prima riguarda il suo ruolo di riformatore del moderno continuum politico-mediatico che domina l’Italia. La morte di Cossiga è stata vissuta come una Festa nazionale dell’informazione italiota, quasi come un evento più importante per chi fa il mestiere di operatore dei media che per gli altri. I giornalisti, innamorati del dettaglio e refrattari (o spesso incapaci) di analisi, hanno festeggiato un uomo che funzionava come loro. Per Cossiga sembra contassero infatti solamente le piccole cose, le informazioni possibilmente segrete, meno le visioni analitiche della realtà, insomma la dimensione concettuale. Da qui un diffuso consenso fra i giornalisti (con cui pare fosse estremamente disponibile) e la loro simpatia per questo loro informatore e supporter. Cossiga è stato fra i primi a capire quanto sia importante influire sull’agenda setting più che sulla proprietà dei giornali (peraltro fondamentale, soprattutto se monopolizzata da una sola persona come in Italia, fondamentale in negativo, direi). L’uso di metafore, epiteti, la scelta dei tempi delle dichiarazioni, i legami personali con operatori dell’informazione, hanno aiutato a dare alle dichiarazioni di Cossiga, sino all’ultimo, uno spazio che nessun segretario bambo del PD avrebbe mai potuto sognarsi. A farne un fenomeno ibrido mediatico-politico, e in questo senso una “novità” nel panorama italiano.

La seconda è stata la reazione dei cosiddetti politici sardi. Uno fra tutti, il solito Fadda-Fadda. Subito citato dalla stampa a lui amica, in primis L’Unione-Pravda, egli afferma, commosso: “la sua scelta estrema (in che senso, estrema?) di disporre un funerale in un piccolo paese, assieme al desiderio che la sua bara venisse avvolta anche dalla bandiera sarda, dimostra la grandezza dell’uomo” (che estremismo accidenti, onorevole Fadda-Fadda!!! Lei non oserebbe cotanto anticonformismo, lo sappiamo bene, po s’interru suu solo la bandiera della Parrocchia e funerale di periferia?). Tutte le reazioni sono su questa falsariga, dal Podatario Cappellacci (“rivoluzionario, un grande patriota”, le solite parole a sproposito di Ugo, ma lasciamo stare per amore di patria), agli incredibili necrologi, fra cui quello della Supplente Lombardo, provvisoriamente al Consiglio regionale, in cui come nei condomìni riesce a fare anche le condoglianze al figlio sottosegretario, al tenore enfatico degli ex-dc ex-udr ex tutto.

Perché allora Cossiga piace tanto ai nostri “tirannos minores”, ai nostri impavidi castosauri? Secondo me perché ha insegnato loro “tecniche e motivazioni” per fare carriera nel mondo politico usando la Sardegna (e la “sardità”) per acquisire potere per se stessi senza fare niente per la Sardegna medesima. Abituati sino a poco fa a fare politica in Sardegna come se fossero in un’altra Regione, scoprono con Cossiga che invece l’esistenza di questa misteriosa cosa detta Sardegna, che casualmente rappresentano, amministrano, governano solitamente fottendosene alla grande, ignorandone la storia, vergognandosene, in realtà è un’autentica miniera d’oro di risorse simboliche per trasformare il loro niente in carriere politiche incloncludenti ma circonfuse di gloria patriottica sarda. In questo Cossiga è stato un vero maestro. Mai un passo per, che so io, schiodarci dal servaggio alla Tirrenia, proteggere le coste, lottare contro l’abbandono scolastico, tutelare veramente la nostra lingua, il nostro patrimonio archeologico, la nostra struttura produttiva, ecc. Niente di niente. In cambio, un sacco di gagliardetti, di giochetti, di accento rafforzato, di baggianate da folklore stereotipico.

Cossiga, piace a chi vuole fare il podatario, perché ha molto da imparare da un tipo così: un autentico impiccabbabbu!